Sabato 23 Giugno 2018
a Sussisa - Confaunè - prato della strada nuova
Le sirene, il sogno di tutti quelli che sono andati per mare in ogni epoca.
Dalla tolda della nave, a protendere l’orecchio e la speranza.
Guardare tra i flutti in attesa che un corpo di donna dai lunghi capelli fuoriesca dalla spuma e cominci il suo canto, quel corpo sinuoso e affascinante per metà ricoperto di scaglie irridescenti.
Ma non è stato sempre così. Il primo a parlarci delle sirene è Omero, ma non ne dà descrizione, a quel tempo dovevano essere conosciute e non c’era necessità di delinearle. Nell’antichità non avevano la forma che a tutt’oggi hanno preso nell’immaginario collettivo.
Erano donne con il corpo di uccelli molto vicine all’iconografia delle Arpie.
“L’incauto incanto del canto” sarà un percorso tra leggenda, letteratura, poesia e scienza attraverso i secoli alla scoperta di questo essere fantastico.
A conclusione della serata il rituale falò di San Giovanni per salutare il solstizio d'estate.
Gli Agitatori ringraziano Il Comune di Sori e la Proloco di Sori per il sostegno, il Comitato San Matteo di Sussisa per la collaborazione ed il proprietario che ci ha gentilmente concesso il terreno.
Prova ad ascoltare:
L’incauto incanto del canto - dalla spiritualità del cielo all’abisso della lussuria
Le sirene, il sogno di tutti quelli che sono andati per mare in ogni epoca.
Dalla tolda della nave, a protendere l’orecchio e la speranza.
Guardare tra i flutti in attesa che un corpo di donna dai lunghi capelli fuoriesca dalla spuma e cominci il suo canto, quel corpo sinuoso e affascinante per metà ricoperto di scaglie irridescenti.
Ma non è stato sempre così. Il primo a parlarci delle sirene è Omero, ma non ne dà descrizione, a quel tempo dovevano essere conosciute e non c’era necessità di delinearle. Nell’antichità non avevano la forma che a tutt’oggi hanno preso nell’immaginario collettivo.
Erano donne con il corpo di uccelli molto vicine all’iconografia delle Arpie.
“L’incauto incanto del canto” è un percorso tra leggenda, letteratura, poesia e scienza attraverso i secoli alla scoperta di questo essere fantastico.
Oggi più che mai siamo assoggettati all’incauto incanto del canto.
Una nenia mediatica, ci ha addomesticati e ci guida verso gli inferi, sono canti slogan composti da mostruosità partorite dai flutti del potere, e ci chiedono di accompagnarli nel canto, e li seguiamo consci del fatto che saranno la nostra perdizione la perdita della nostra libertà, a dire il vero non sono tanto melliflui ne soavi questi canti e tanto meno promuovono la conoscenza e il dubbio anche perché chi li ha composti ha solo certezze e poco a che fare con la conoscenza.
Quindi come Orfeo doppiamo prendere la nostra cetra e argomentargli contro fino ad avere la meglio.
Gian dei Brughi è un personaggio letterario di Italo Calvino, che appare nel “Barone Rampante”.
È un brigante dedito ad efferatezze la cui vita si modifica nel momento del contatto con Cosimo, il protagonista e conseguentemente con i suoi libri.
L’addentrarsi nella lettura fa a poco a poco sparire in lui l’animo del malfattore, il potere salvifico della cultura è quello che noi scegliamo per migliorare la vita.
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