Gian dei Brughi è un personaggio letterario di Italo Calvino, che appare nel “Barone Rampante”.
È un brigante dedito ad efferatezze la cui vita si modifica nel momento del contatto con Cosimo, il protagonista e conseguentemente con i suoi libri.
L’addentrarsi nella lettura fa a poco a poco sparire in lui l’animo del malfattore, il potere salvifico dell’arte è quello che noi scegliamo per migliorare la vita.
Il piacere di fruire e condividere l’arte ci ha spinti a creare un gruppo con la finalità di creare e divulgare cultura, col nome di un personaggio redento da questa.
Agitatori Culturali Irrequieti anteposto al nome significava per noi sinonimo di curiosità, piacere della scoperta e voglia di condividere con il maggior numero di persone.
Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza.
Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo.
Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza.
Così diceva Antonio Gramsci
A modo nostro siamo dei coltivatori, coltivatori di parole.
La parola si semina e si raccoglie, si scambia proprio come un frutto, un seme.
Il nutrirci di parole ci da tutti quegli elementi salutari indispensabili al benessere.
La parola scambiata come i semi e come i frutti, nelle comunità agricole può equilibrare gli umori ippocratici.
Il nostro teatro è un prato anzi un anfiprato, il nostro palcoscenico è di erba e terra battuta
un morbido tappeto erboso su cui si adagia la rugiada, le quinte sono di legno vivo che germoglia, alberi che ogni anno modificano la scenografia con la loro crescita, due magnifici ulivi, un fico e una rosa antica da sciroppo profumatissima, i rumori fuori scena sono a cura di allocchi, volpi, cinghiali e caprioli, alle luci la rotazione della terra e degli astri e poi la fantasia con l’aggiunta della parola.
Sussisa, piccola frazione dell’entroterra ligure, già ricca in se di cultura, in cui è attiva una Società Agricola di Mutuo Soccorso e una Banda Musicale che ha quasi cent’anni, fatto abbastanza significativo per un borgo che ha meno di 150 abitanti.
È anche il luogo per elezione in cui i fondatori hanno scelto di vivere, abbandonando la città per una più elevata qualità della vita.
In un momento in cui impera un condizionamento mediatico che ha portato all’isolamento degli individui ormai “ipnotizzati dal tubo catodico”, social-network e televisione dispensatori dei nostri fabbisogni (commerciali e sentimentali) hanno limitato se non addirittura eliminato la nostra libertà di scelta, rendendoci tutto più facile senza più la necessità di dover pensare, riflettere, confrontarsi.
Gian dei Brughi intende riportare le persone ad incontrarsi, discutere, partecipare, condividere, esporsi ed esporre il proprio pensiero, facendole fruire di quella bellezza che, come diceva il principe Miškin di Dostoevskij, salverà il mondo.
La nostra filosofia sta nella magia del fare e del condividere, smontare le certezze per ricomporre una vita poetica.
Dal blog di Rosellina Mariani un’intervista a Patrizia Biaghetti che racconta gli Agitatori.
La puoi leggere a questo link
Una sera del 1950, all'osteria Fratelli Menghi, in via Flaminia, Salvatore Scarpitta racconta a Italo Calvino la sua avventura di dodicenne sull'albero di pepe. Sette anni dopo, esce Il barone rampante. Il romanzo è ambientato in un paese immaginario della riviera ligure, Ombrosa.
Ecco i personaggi principali: il barone Cosimo Piovasco di Rondò, che vive sugli alberi; suo fratello Biagio (voce narrante della storia); la sorella Battista e il suo fidanzato, il conte d'Estomac; la Generalessa e il barone Arminio Piovasco di Rondò, genitori di Cosimo; Sofonisba Viola Violante d'Ondariva detta la Sinforosa, bella nobile smorfiosa che s'impossessa del suo cuore fin dalla più tenera età, e i suoi due spasimanti, valorosi guerrieri ma ridicoli pretendenti, il cane Ottimo Massimo e il brigante Gian dei Brughi; l'abate Fauchelafleur; il cavalier avvocato Enea Silvio Carrega; Napoleone e lo Zar di Russia.
Il fatto principale è rappresentato da un futile litigio avvenuto il 15 giugno 1767 nella tenuta di Ombrosa, per via di un piatto di lumache non accettate da Cosimo che per protesta sale sugli alberi del giardino di casa e non scenderà mai più. Nonostante la collera e le minacce del padre, la vita del protagonista si svolge sempre sugli alberi, prima nel giardino di famiglia, poi nei boschi di Ombrosa, inframezzata da viaggi in terre lontane raggiunte saltando di ramo in ramo. La vita di Cosimo è piena di eventi, dalle scorribande con i ladruncoli di frutta alle battute di caccia, dalle giornate dedicate alla lettura alle relazioni amorose: a Olivabassa Cosimo fa la conoscenza di alcuni esiliati spagnoli e si innamora di Ursula che però, terminato l’esilio, ritorna in Spagna mettendo fine alla loro relazione .
Nel frattempo, la fama del barone rampante si diffonde con grande rapidità, e se inizialmente Cosimo aveva ragione d'imbarazzo per la famiglia, in seguito arriva a intrattenere rapporti con personaggi del calibro di Denis Diderot, Jean-Jacques Rousseau, Napoleone Bonaparte e lo Zar di Russia.
L'amore fra Viola e Cosimo è forte, ma la relazione si conclude per una serie di equivoci dopo numerosi litigi e altrettante riconciliazioni.
Quando Cosimo si ammala viene assistito dall'intera comunità di Ombrosa; lo invitano a scendere ma lui si rifiuta in maniera categorica. Un giorno sorprende tutti: si arrampica sulla cima di un albero, si aggrappa a una mongolfiera di passaggio e scompare nel cielo, senza tradire il suo intento di non rimettere più piede sulla terra.
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