Mentre la Politica va in pezzi serve un Teatro politico. Teatro politico non significa un teatro al servizio della Politica. Al contrario, significa un teatro indipendente, che non si vende sul ‘mercato’ della cultura e non si piega ai suoi interessi e tuttavia, anzi proprio per questo, è capace di prendere posizione e di sapere da che parte sta. Giorno per giorno, ora per ora, minuto per minuto il suo obiettivo è denunciare, demistificare, sabotare la grande macchina della cultura ufficiale, che, sotto la maschera di una presunta neutralità, sforna in modo seriale quantità industriali di luoghi comuni di largo consumo a stretto beneficio di pochi. Per questo il Teatro politico dev’essere istantaneo, cioè capace di ribattere in tempo reale all’immissione di nuovi prodotti di consumo nel mercato capitalistico delle idee. Poiché scegliamo di stare fuori da questo mercato il nostro teatro sarà, gioco forza, un teatro povero. Un teatro di parola, poco spettacolare, con allestimenti artigianali, spesso ospitato fuori dai luoghi tradizionali della rappresentazione teatrale: sedi di associazioni, circoli, scuole, piazze. Un teatro a cui non si assiste seduti comodamente in platea, ma più verosimilmente assiepati in uno stanzone, seduti su sedie di legno, magari un po’ sgangherate e scomode, scomode come i frammenti di vita che mettiamo in scena, un pugno nello stomaco che vogliamo dare per risvegliare lavoratori, studenti, pensionati, bottegai, cittadini, intellettuali storditi e/o disorientati dal sonno della ragione, che, proverbialmente, genera mostri. A tutti coloro che, come noi, di questo teatro politico istantaneo sentono il bisogno - attori, autori, musicisti, spettatori, curiosi - vogliamo rivolgerci per chiedere loro di fare qualcosa insieme, qualcosa di scevro da grandi pretese, toni roboanti e dichiarazioni solenni, ma, proprio per questo, senza alcuna soggezione, né timore di scomodare qualcuno.
Maria Galasso - Ivano Malcotti
Prof.ssa Galasso, cosa intendete per teatro politico ?
- Per teatro politico intendiamo un teatro indipendente che sa prendere coscienza, posizione e decisione, in coerenza con i bisogni della società. Desideriamo un teatro reale, strutturato con materiale povero, nel quale ognuno possa dire con la parola ciò che pensa e, nello stesso tempo, possa sentirsi parte attiva del miglioramento.
Mi sembra di capire che l’intervento dello spettatore sia fondamentale nella vostra proposta teatrale…
- Sì anzi dirò di più, la proposta non ha senso per noi senza la relazione e l’intervento dello spettatore. Riteniamo infatti che ogni struttura comunicativa necessiti di più voci.
Anche ostili ?
-Sì anche ostili, sono convinta e l’esperienza lo insegna che la contraddizione stimola l’autoverifica e permette il ripensamento per eventuali adeguamenti progettuali.
Perché lo avete chiamato istantaneo ?
- Lo abbiamo chiamato istantaneo perchè si riferisce ad un teatro pronto a rispondere soprattutto alla economia dei consumi, senza perdere tempo, per evitare danni sempre più irreparabili.
Quali sono le principali tematiche sulle quali avete lavorato e lavorerete ?
- Abbiamo lavorato su tematiche concrete che fanno capo alla vita comune delle persone e, in particolare, abbiamo messo al centro il lavoro, senza il quale nulla è possibile. La nostra attenzione e il nostro impegno anche in futuro investirà l’ambito culturale - politico. In realtà i due aspetti dovrebbero coincidere, se, per cultura, intendiamo progresso e partecipazione democratica.
Quali sono le linee guida teoriche e pratiche di questo tipo di teatro ?
- Crediamo che non ci possa essere innovazione senza una reale documentazione del passato. Proprio in questa ottica riteniamo diversa la nostra proposta di teatro rispetto a quelle autoreferenziali, di settore, di opportunismo comunicativo e pratico che imperano con una analisi superficiale e che sono, per tutti questi motivi, chiuse rispetto al cambiamento.
Ogni progetto serio necessita di idee guida, ma soprattutto di orientamento teso alla re-visione che si propone flessibile, in quanto richiama il contributo di tutti. Tali linee fanno appello alla considerazione dei diritti dell’uomo e della donna, senza i quali vengono meno anche i doveri. In ambito pratico desideriamo tradurre in attività ogni idea di sviluppo che implica la dignità della persona in rapporto agli altri e non solo all’individuo.
Può essere il teatro politico proposto in ambito universitario ?
- Il nostro teatro politico va proposto, senza dubbio, in ambito universitario per avvicinare sempre più il mondo accademico con la società reale dove i modelli di pensiero che attingono soprattutto al passato e si connotano come definitivi, si scontrano con la frammentarietà della vita dell’oggi.
Va bene il teatro come spazio ?
- Anche gli spazi necessitano di cambiamenti e quindi anche di spazi alternativi. Si tratta di concepire uno spazio aperto come la piazza dove tutto accade fuori cornice e quindi fuori da categorie logiche precostituite. In tale ottica si prestano adeguati spazi nuovi e urbanisticamente anche decentrati.
Quali gli interlocutori privilegiati ?
- Crediamo che tutti possano essere gli interlocutori, ma certamente bisogna rivolgere lo sguardo verso coloro che attori protagonisti non sono mai stati. Si tratta, in particolare, di considerare le fasce deboli per condizione sociale che, anche se nel teatro tradizionale venivano alla ribalta, spesso rimanevano immobili al loro destino.
Che risposte avete avuto da chi ha letto il manifestino ?
- Stiamo ricevendo diversi positivi giudizi, sia a livello istituzionale, che da parte della stampa in merito all’ innovazione progettuale. Per noi sono importanti i giudizi di coloro che non sono omologati in stili di vita, siamo poi felici di ricevere giudizi positivi sia da intellettuali, che da gente comune onesta.
Pochi gli aiuti economici, come pensate di mettere in scena spettacoli o eventi di diversa tipologia ?
- I progetti, per essere attuativi, necessitano di finanziamenti, difficili da reperire, in un momento di così grave crisi economica dove i tagli investono soprattutto la cultura. Ma va anche detto che “il nuovo” non rassicura, quindi calano le possibilità di finanziamento, se poi viene compreso che il teatro politico porta con sé delle trasformazioni, non avremo un solo euro…
Come diffonderete questa forma di teatro ?
- Non verrà mai meno la nostra diffusione, sia a livello di codice comunicativo, che di significato. Utilizzeremo tutti gli strumenti del caso. In ambito universitario si può concorrere al rinnovamento attraverso la struttura di un corso mirato ad approfondire i contenuti esistenti in un’ottica modulare aperta di confronto reale, in coerenza con il nostro Teatro.
Ivano intervistato da Anna Maria Ferrari
Iniziamo subito con una domanda per capire meglio il significato del vostro teatro, cosa intendete per politico ?
Possiamo prendere a prestito, scusandoci per tanto ardire, della definizione di "politica" risalente ad Aristotele ovvero “polis”, che in greco significa città, comunità dei cittadini.
Insomma politica in senso generale, ovvero riguardante "tutti" i soggetti che fanno parte della società ?
Si perfettamente, ci interessa dialogare con il pubblico, con le persone. Ci preme approfondire, sviscerare, entrare dentro i problemi che affliggono la società. Il Teatro Politico Istantaneo (TPI) nasce con l’obiettivo di fare proposte, provocazioni, ma soprattutto richiedere risposte al mondo della politica.
Una bella ambizione…
Qualcuno potrebbe rimproverarci di essere inguaribili sognatori, non nascondo che in questo possa esserci un po’ di verità – e lo dico con orgoglio -. Sognatori sì, ma con le idee ben radicate e consapevoli dei limiti oggettivi imposti dalla realtà.
Domanda a bruciapelo, siete schierati politicamente ?
Ogni autore che scrive un testo civile o politico che sia, in qualche modo si schiera, e non ci vedo nulla di male, però all’interno del TPI, ci sono autori con idee diverse, talvolta anche agli antipodi.
Tu sei autore principalmente...
Ho capito dove vuoi andare a parare, si, sono autore e non nascondo la mia lente di ingrandimento marxista se è questo che vuoi sapere. Ma credimi è poco importante, quello che conta è il pubblico che viene agli spettacoli, che partecipa, che protesta, che riesce anche a confutare un'opinione, che talvolta diventa pure ostico.
Ostico ?
Certo il nostro teatro auspica la partecipazione di tutti, soprattutto di coloro che non la pensano come l'autore, altrimenti il TPI partirebbe già morto, non ci sarebbe dialettica, ma solo autocelebrazione e pacche sulle spalle.
Una bella sfida non credi ?
Vedi, il più delle volte siamo abituati ad assistere a spettacoli di carattere civile che, seppur scritti (ed interpretati) da mani molto felici, vengono seguiti da un pubblico che ha perlopiù le stesse identiche idee dell’autore, talvolta quasi una fedeltà assoluta. Alla fine dello spettacolo scrosciare di applausi e tutti contenti a casa, sereni per aver sentito quello che si voleva sentire.
Cosa c’è di male ?
Di male niente, ma in questo modo si rimane tutti quanti ancorati alle nostre idee, alle nostre sicurezze, vere o presunte, non permettiamo a nessuno di insinuarci un dubbio o una riflessione scomoda.
Pensi che il vostro tipo di teatro favorisca il dubbio ?
Vogliamo discutere, cerchiamo il dibattito, non ci spaventa il dialogo, non pensiamo di essere assoluti e certi. L'autore, come tutte le persone, può prendere un abbaglio e ricredersi. L’autore, come tutti del resto, non è custode dalla verità assoluta, ha bisogno di confrontarsi anche ruvidamente senza acredine o astio. Se dai un’occhiata alle nostre proposte ti accorgerai che la partecipazione è sempre molto eterogenea da un punto di vista di posizioni politiche, molte volte anche
alterative o parecchio distanti. Anche i relatori che vengono ospitati o che intervengono liberamente a fine spettacolo sono spesso su posizioni differenti.
Non si creano tensioni ?
Noi vogliamo discutere, vogliamo il sano protagonismo del pubblico, un po’ di energia porta sale alla discussione.
Un teatro molto caldo, vivo…
Che parte dalla società , dalla carne viva della società, dallo stomaco della città…
Questo in effetti dovrebbe essere il ruolo del teatro civile
Questo è ciò in cui crediamo e che intendiamo fare. Anche la scelta di privilegiare le locazioni più popolari è una scelta strategica.
Quali luoghi privilegiate per le vostre performance ?
Semplici locazioni popolari, senza escludere i teatri, non siamo così snob da pensare che la struttura teatro sia da superare.
Cosa intendi per locazioni popolari ?
Soms, sedi di partito, associazioni culturali, ARCI, anche stabili e case private.
Gli attori sono professionisti ?
Direi che per la maggioranza delle performance vengono interpretate da professionisti anche molto conosciti e apprezzati dal grande pubblico, non è importante il nome dell'attore e neppure quello dell'autore, è fondamentale il tema trattato e la discussione che prende corpo. Ci interessa la partecipazione
Periferia o centro ?
Io sono da sempre per la decentralizzazione
Molti sono per la decentralizzazione a parole, ma poi vogliono la sala in centro…
Senza offesa alcuna, sono poco interessato alle scelte strategiche degli altri, (non mi riguardano le scelte strategiche di un altro tipo di teatro) noi prediligiamo la periferia. Ci tengo a sottolineare che lavorare in periferia non è sinonimo di proposta di qualità minore. In periferia si ascolta con maggiore nitidezza certe criticità, certi bisogni, certe spinte che partono dal basso. Il megafono della società è posto in periferia.
Credo di capire che i problemi che volete discutere, sono quelli più spiccatamente sentiti dal basso ?
Dalla gente comune, dai lavoratori, dai disoccupati, dagli studenti, dai piccoli commercianti…
Vi tacceranno di teatro di classe
Personalmente e parlo come Ivano Malcotti, questo mi gratifica, non ho paura di parlare di lotta di classe credo anzi che la lotta di classe sia la base di partenza per una sana ripartenza dell’attività politica.
Invece come co-autore del TPI, come mi rispondi ?
Ti dico che parlare di democrazia, banche, contratti, religione, resistenza, dittature, credo riguardi tutti i cittadini, nessuno escluso, anche a quelli che credono che parlare di lotta di classe sia di un’era ormai sepolta.
Come è nato il TPI , avete un luogo fisico dove fate le prove ?
Da circa dieci anni facciamo spettacoli, reading, performance, video. Il luogo fisico è nella sede di Villa Gruber ovvero la sede del Gruppo Città di Genova Onlus che ha lanciato il nostro tipo di Teatro con un lavoro straordinario di organizzazione avviato durante la presidenza di Valter Mereta che ora prosegue con il nuovo direttivo.
Il Manifestino è scritto a quattro mani ?
Si, con Maria Galasso anche lei autrice docente ed estrosa ricercatrice
Naturalmente Marxista ?
Sei perfida nelle domande, no assolutamente lei si definisce liberal (sarebbe meglio comunque chiedere a lei, mi riesce difficile fare il portavoce), molto lontana dal marxismo.
E quali sono i punti in comune tra una Liberal e un Marxista ?
Pochissimi per questo motivo il nostro Teatro Funziona, non abbiamo paura di confrontarci, anche con fervore, da posizioni politiche lontanissime.
E scontri ce ne sono ?
Da mischie furibonde (come direbbe Bruno Pizzul).
Ivano intervistato da Anna Maria Ferrari
Leggendo il tuo ultimo testo teatrale “Il Papa all’inferno” dedicato a Wojtyla, mi verrebbe da dirti scherza con i fanti ma lascia stare...
E io ti rispondo subito, ma siamo sicuri che Karol Wojtyla sia stato realmente un Santo? Peccato non si possa inviare una mail all'Altissimo e chiedere lumi se il buon Karol abbia regolarmente praticato le virtù cardinali e quelle teologali.
Tu cosa pensi ?
Ho serissimi dubbi a riguardo.
Nel testo descrivi, seppur in maniera grottesca, un Giovanni Paolo II discutibilissimo, da un punto di vista storico e politico…
Un Papa oscurantista come pochi e miserrimo da un punto di vista politico.
Addirittura ?
Non ci sono dubbi, un uomo in continua lotta contro la modernità, radicalmente contro la legittima pretesa dell’uomo alla propria autonomia.
Permettimi di ricordarti che Giovanni Paolo II è stato definito il Papa dei diritti umani.
Ma per favore non facciamo ridere, Karol Wojtyla lasciò solo e questa è storia, il vescovo di San Salvador Oscar Arnulfo Romero, poi trucidato, si affacciò benedicente dallo stesso balcone con il generale Augusto Pinochet, legittimando quel regime di sangue e terrore, perseguitò instancabilmente sacerdoti e vescovi della "teologia della liberazione”, schierati con i poveri.
Difese il "padre padrone" dei "Legionari di Cristo", Marcial Maciel Degollado, malgrado accuse di ogni genere, anche molto precise che avevano convinto perfino un fedelissimo di Wojtyla, come il cardinale di allora, Ratzinger, degli "autentici crimini" commessi da Maciel. Si potrebbe continuare per ore, in questo “invidiabile” curriculum… magari citando Marcinkus, il cardinale Castrillon Hoyos e via un sfilza infinita di miserabili figuri.
Sai vero che questo tuo testo teatrale avrà pochissime possibilità di calcare le scene dei palcoscenici maggiori ?
Me ne farò una ragione...comunque convengo con te, considerando anche che la maggior parte dei direttori artistici in Italia viene indicata dai partiti che il più delle volte sono zerbini del Santa (per modo di dire) Sede.
Perché è sempre così difficile criticare le "faccende" vaticane ?
Sarà forse il potere economico devastante? Cosa ne dici?
Cosa ne pensi dell'endorsement del Vaticano a Monti ?
Il Vaticano vota il potere, non è choosy come diceva la “simpatica” ministro Fornero, ha sempre appoggiato il potere, le dittature, i tiranni purché portassoro sacro interesse economico. Monti è un cappottino grigio a servizio delle banche e dei suoi azionisti, figuriamoci se non piace al Vaticano .
Tornando al testo, quando lo vedremo in scena ?
Credo in primavera, se qualche cuore indomito ci offre un palcoscenico
L'attore chi sarà ?
Non te lo dico, ma è molto bravo e poi ci sarà quel geniaccio di Franco Buffarello con le sue provocazioni scenografiche.
Hai già pensato ad un spot per lanciare il libro ?
Dona a chi vuoi bene, una bella scomunica del Papa!
Regala il nuovo libro di Ivano Malcotti “ Il Papa all'inferno" …Auguriiiiii
Mentre per lo spettacolo ?
Qui c’è una bella sorpresa, la scomunica ti arriverà immediatamente con l'acquisto del biglietto, non è nominativa e la puoi regalare a chi desideri. Attenzione però, leggere attentamente le avvertenze, le scomuniche non sono cumulabili e non te le puoi scaricare.
Ivano intervistato da Anna Maria Ferrari
Inizio subito con la più banale delle domande, perché un monologo su Marchionne ?
Perché è il simbolo (purtroppo tanto esaltato anche a sinistra e gli esempi che cita Marco Veruggio nella postilla al monologo, sono inoppugnabili), della distruzione del sistema contrattuale e dei diritti del lavoro.
Improvvisamente però a perso qualche colpo...
Per Monti e quegli operai festanti con telefonino in mano evidentemente no.
Ti riferisci alla visita di Monti alla Fiat di Melfi, accolto dagli applausi operai ?
È doveroso precisare, una parte degli operai ha applaudito, e ti dico pure, che hanno fatto pena oltrechè rabbia. La FIOM è rimasta fuori dai cancelli, ospite naturalmente poco gradita. Ricordiamoci una cosa importante, la Fiat non rispetta la sentenza della magistratura circa il reintegro di tre lavoratori licenziati per rappresaglia. Gli operai plaudenti, con smart phone in mano, hanno fatto la ola a personaggi meschini, che affossano illegalmente la vita lavorativa di loro colleghi. A mio avviso questo è un atteggiamento infame.
Insomma Monti e Marchionne sempre a braccetto ?
La strategia di Monti è stata quella di iniziare la sua campagna elettorale a Melfi. Nulla di nuovo, ha detto bene Landini, Monti e Marchionne hanno in mente lo stesso modello di società, la Fiat di Marchionne come modello per il paese. Stiamo freschi se il Professore della Bocconi dovesse ricevere tanti consensi alle urne.
Lo ritieni un pericolo ?
Aumenterebbero sicuramente le disuguaglianze seppur benedette dall'acqua Santa dell'endorsement Vaticano. Monti e Marchionne sono fratelli siamesi, si prenderanno cura (come hanno fatto perfettamente sin d'ora) degli interessi degli azionisti a loro cari. La classe dei padroni può dormire sonni tranquilli con Monti è in buonissime mani. La coalizione che metterà in campo, “salendo in politica”, il Signor Monti, tanto amato da Napolitano (meno male che il suo settennato giunge al termine, non ne sentiremo la mancanza) sarà un agglomerato della peggiore politica maneggiona, vecchi marpioni alla Casini, Fini, e quella squallida pletora di cattolicesimo trafficone e affarista ...non parliamo poi di Montezemolo, Frattini e altre entrate dell’ultima ora.
Da come parli sembra che Monti sia peggio di Berlusconi, non arriverai a dire questo vero ?
So che ti farò arrabbiare, ma l'ho sempre pensato dal primo giorno che ha messo piede a Palazzo Chigi, non mi a mai rassicurato il suo stile compassato e il suo loden. Monti è un pericolo serissimo per il mondo del lavoro, per lo stato sociale. Non per niente a "reggere le palle" a Monti ci sono il peggior sindacato conservatore come la CISL, il dogmatico Ratzinger, il grande Capitale e compagnia cantante...
Berlusconi no ?
Sicuramente ma qualche anticorpo era presente in parlamento. Ogni cosa dicesse Berlusconi faceva alzare un po’ di polvere, almeno in superficie. Qualche nota critica si percepiva all’orizzonte. Monti al contrario, è stato incoronato salvatore del paese, coccolato dai grandi giornali, dalle televisioni, ci mancava poco che fosse beatificato.
Secondo te, se vincesse il centro sinistra potrà arginare...
Ti stoppo subito, a scanso di equivoci... Il PD ha votato tutto quello che usciva dal cilindro di Monti, tutte le leggi vergogna, è stato legato mani e piedi a Monti. Quando sento Bersani dire che ci vuole più equità e lavoro, mi scappa da ridere, ma dov'era il PD, quest'anno in convento di clausura ? Difficile credere che Giampaolo Galli, ex direttore generale di Confindustria, candidato da Bersani nel suo listino possa portare equità sul lavoro. Perciò per rispondere alla tua domanda… ma cosa vuoi arginare con personaggi di questa doppiezza, quello che dispiace e che un elettorato popolare e onesto continua incessantemente a credere al mito del PD partito di sinistra, continuatore delle istanze del vecchio PCI, è incomprensibile, una pazzia generale.
Forse questa “pazzia generale” come la definisci tu non trova alternativa, sceglie il meno peggio ?
Ma questo non è il meno peggio, è il meno lucido per una prospettiva di sinistra. Francamente capisco più un liberista che possa votare PD che non un uomo di sinistra.
Beh dai nel centro sinistra c’è anche Vendola e la forza che rappresenta Sel …
Che Sel sia un forza è tutta da vedere, a mio avviso è in caduta libera. A Vendola sarà messa la museruola, con qualche regalino ministeriale, d'altronde la scuola dell’arrivismo sfrenato l’ha frequentata sin da bambino, ricordiamoci che era il delfino tanto amato (ora messo alla porta) di Bertinotti, il guastatore libero della sinistra.
A questo punto pero ti becchi la domanda, e spero di ricevere una risposta chiara ?
Non mi sembra che ho mai fatto mistero delle mie idee...
Appunto… qual'è l'alternativa al centro sinistra ?
Dare un calcio ai vecchi tromboni della sinistra, che non servono più a nulla (se mai sono serviti) ed rilanciare una nuova proposta di sinistra forte, antagonista lontana anni luce non solo dalla cosiddetta Agenda Monti, questo è palese, ma anche da ogni convergenza con questo centro sinistra.
C’è questa possibilità ?
La politica non si deve fare necessariamente solo in parlamento e poi non bisogna guardare ai risultati immediati, la situazione è in continuo mutamento, quello che succede domani nessuno lo può dire con certezza, bisogna pensare a costruire una forza per il futuro, con un personale politico forte, con idee chiare, coerenti.
Pensi esista sotto la cenere, un personale politico forte ?
Non è sotto la cenere, ma lavora pancia a terra tutti i giorni con pochi riflettori addosso, magari fuori dalla fabbriche, nei luoghi di lavori, nelle piazze dove si protesta per lo smantellamento dei beni comuni, le privatizzazioni, la cancellazione dei diritti. Ti ripeto non occorre essere nell’emiciclo parlamentare per fare politica.
Cosa ne pensi di Grillo ?
Innanzi tutto parlerei di Movimento 5 Stelle, perché oltre il pirotecnico Grillo, ci sono tanti militanti di grande impegno, capacità e serietà. Credo che il Movimento sia un buon viatico per distruggere l'edificio putrescente di questo paese, ho qualche perplessità (uso un eufemismo) però, sulla capacità di costruzione dopo le macerie.
I Blog di Gian dei Brughi.
IVANO MALCOTTI
nato a Genova
il 18 Gennaio 1967
ivanomalcotti@virgilio.it
Poeta, autore teatrale, paroliere.
È condirettore della rivista di arte e cultura “Icaro”, direttore della rivista di cultura e musica giovanile “Infonopoli”.
Scrive per giornali, riviste e siti web. È membro del Forum Cultura Genova 2001-2011.
Ha collaborato con la Fondazione Di Vittorio, Fondazione Enrico Mattei, Associazione Culturale Fonopoli.
È Direttore Artistico della Associazione culturale Gruppo Città di Genova.
È tra i fondatori del Centro Studi Eielson.
Ha collaborato per diversi anni a progetti culturali e didattici con Agenzia Nazionale Scuola ANSAS.
Nel 2012 è stato nominato “erede” dell’A.N.E.D. Associazione Nazionale Ex Deportati politici nei campi Nazisti.
A pubblicato numerosi libri di poesia, testi teatrali e realizzato diversi documentari
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