il blog di Patrizia

Il giardino d’inferno

di Patrizia

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Dio salvi la regina

toppa Dio salvi la reginaNon sarà l’avverarsi delle catastrofiche predizioni dei Maia o il pianeta Hercolubus, o la pioggia di meteoriti a porre fine alla vita sul nostro pianeta.
La nostra esistenza non dipende da macigni di roccia vaganti nello spazio, ma da un esserino piccolo indifeso che possiamo schiacciare.
Questo piccolo insetto quando avrà assorbito il meglio di ciò che noi spargiamo attorno, ci ucciderà estinguendosi.
A cosa saranno serviti i prodotti resistenti all’attacco di agenti atmosferici o di altri parassiti, quando forti e robusti non saranno più in grado di dare frutti.
Forse ci verranno in soccorso le grandi fabbriche dell’acciaio, le centrali nucleari o la monumentale opera di cementificazione?
No niente di tutto questo ci salverà, solo la sopravvivenza del piccolo insetto ci consentirà ancora di nutrirci, ed è il nutrimento la base della vita.
Non possiamo rimanere a guardare la lenta agonia del nostro pianeta, l’indifferenza è la peggior nemica, è l’indifferenza che permette l’avverarsi delle brutture, delle azioni guidate solo dal profitto.
Portiamo avanti il nostro impegno per la salvaguardia del piccolo insetto, diciamo no all’uso di inquinanti pesticidi, ogm.
Uniamoci nella preghiera “Dio salvi la regina”.

Dahlia Maxonii

Nel mio giardino ho una bellissima pianta, un arbusto molto alto, quasi un albero.
La conformazione del tronco ricorda il bamboo perché ha varie sezioni proprio come questo.
In questi giorni è fiorita, è ricoperta di grandi fiori color lilla con gli stami gialli ed è continuamente circondata di api che ne suggono il nettare.
Ho cercato ovunque il suo nome ma non sono riuscita a trovare nulla.
Oggi pomeriggio navigando sul sito di AT Casa in cerca di novità di design ed arte mi sono imbattuta in un articolo che parlava di Libereso Guglielmi “Giardiniere di Calvino”.
L’articolo era corredato da un video (che qui pubblico) nel quale il botanico Libereso descriveva proprio la mia pianta: la Dahlia Maxonii importata dal padre di Italo dal Mexico.
Incredibile la coincidenza, noi di Gian dei Brughi ed una pianta dei Calvino!
Ma la sorpresa maggiore è stata ascoltare Libereso, la sua conoscenza delle piante di tutto ciò che in un giardino può essere trasformato in cibo, l’importanza della natura, la biodiversità…

Coincidenza per coincidenza faremo in modo che le strade di questo meraviglioso signore incrocino quella di Gian dei Brughi.


 

La storia di piccolo ipsilon

Il primo blog di “il giardino d’inferno” dedicato a “storie di ordinaria fobia” compagna di viaggio della nostra avventura.

Questa è la storia di piccolo ipsilon, nato in una felice e numerosa famiglia in una località di collina di fronte al mare.
Piccolo ipsilon stava crescendo a vista d’occhio, le sue manine diventavano sempre più robuste ed era nella fase in cui il colore della sua pelle virava verso un bruno ambrato.
Sapeva che stava diventando grande, grande come i suoi parenti dell’Africa, li aveva visti sui libri, fieri, scuri di pelle, già in quel continente tutti avevano la pelle scura, si dice che uno di loro fosse addirittura diventato re.
Era giunto il momento per piccolo ipsilon di abbandonare la casa materna, la sua mamma dopo le dovute raccomandazioni di rito, lo accompagnò sull’uscio di casa, ora avrebbe dovuto percorrere da solo il tratto che lo collegava con il mondo esterno per cominciare la sua nuova vita.
Quel tratto di strada era buio e umido, le pareti erano scivolose, ma piccolo ipsilon aveva imparato a muoversi con destrezza anche su terreni più accidentati, erano le superfici lisce che lo mettevano in difficoltà, ma non era questo il caso.
Quando uscì all’aperto si parò davanti ai suoi occhi, una luce di una purezza tale, tutto era bianco, scintillante, lucido ed ahimè molto liscio.
Piccolo ipsilon non si perse d’animo, cominciò la sua lenta scalata fino ad arrivare a conquistare la vetta, da lì il mondo gli parve immenso, tutto da scoprire, percorrere, assaporare.
Scese dall’altro versante e dopo una faticosa camminata si trovò in un ambiente così pieno di colori, come non aveva mai visto.
Due bambine bionde sedevano su un soffice tappeto, giocavano alle fate, un mare di stoffe stavano appoggiate sul pavimento, piccolo ipsilon ebbe il forte desiderio di partecipare a quella festa di colori, ma ancora troppo timido si ritrasse nella stanza accanto.
Uno strano odore attirò la sua attenzione, nuvole impalpabili spuntavano da un oggetto, una specie di pentola con un lungo manico, appoggiata in una ciotola di vetro, forse serviva per riscaldare la casa, tutt’attorno tanto legno, tanta carta, un posto accogliente e bellissimo dove giocare.
Ancora intento nella sua esplorazione, piccolo ipsilon sbucò dietro un angolo e non visto, vide dinanzi a se un pirata. Una benda nera gli copriva un occhio, un paio di sottili baffi gli contornavano la bocca, un enorme cappello era calzato sulla sua testa, un grosso orecchino vibrava nell’aria.
Piccolo ipsilon provò paura e stupore, ancor più quando le due fate arrivarono correndo e lo chiamarono mamma.
Ecco ora piccolo ipsilon aveva capito, tutti stavano giocando, rilassato e sereno usci dal suo nascondiglio, si fece scoprire.
Un urlo strozzato attraversò la stanza, il piratamamma o mammapirata, imbracciò un oggetto e si scagliò all’inseguimento di piccolo ipsilon.
Turbato e rattristato trovò rifugio fuori dalla casa.
Non riusciva a credere all’accaduto, una mamma tenera e dolce che giocava con i suoi bambini come poteva non capire che anche lui era tale, anche lui aveva una mamma che si era preoccupata di crescerlo educarlo, renderlo sicuro di se. Proprio non capiva.
Sconsolato si avviò sulla stradina acciottolata piena di fiori ed erbe, viaggiava la notte per essere più al sicuro, di giorno si rintanava in posti lontano dalla strada percorsa, per non essere visto.
Una notte stellata e con un’enorme luna piena si trovò nei pressi di una casa illuminata.
Entrò, lo scorsero subito, ma nessuno lo inseguì, poteva finalmente cominciare la sua vita con serenità, fece pace con gli uomini.
Si sistemo sotto un vaso di ortensie, ed è ancora lì che abita.

Ad Anna perché le passi il terrore che le incuto.
piccolo ipsilon

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PATRIZIA BIAGHETTI

patrizia litolatta biaghetti

nata a Genova
il 24 apirle1956;
vive a Sussisa

litolatta@arteminzione.com

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Creare ha sempre significato per me andare a riempire quegli spazi vuoti dell‘anima. Nell’infanzia costruivo piccoli giardini nel giardino di mia nonna, piccoli recinti di vita parallela che riempivo con muschi, piccole piante e che poi ammiravo come fossero immensi boschi in cui perdermi.
Credo che il bisogno di creare esista in concomitanza con una mancanza o quantomeno con la sensazione di questa, che alberga in noi.
Attratta dall’arte scelsi di frequentare il Liceo Artistico, vissi tutto il periodo della scuola nel mio autismo di provinciale con niente da dire.
Terminai gli studi con la convinzione che in arte era già stato fatto tutto; di una cosa però sono grata all’Artistico: mi ha insegnato che non esistevano limitazioni, che tutto era consentito. Di questo ho fatto la filosofia della mia vita.
Ho scelto di lavorare in pubblicità, iniziando come fotografa ed abbracciando poi altri campi della comunicazione: studi di marchi, allestimenti per fiere, campagne pubblicitarie. Questo lavoro mi ha dato grosse soddisfazioni personali e professionali; ad un certo punto però ho sentito l’esigenza di creare qualcosa di non commissionato che mi lasciasse più libera e sono nate le mie prime opere.
Uno sgorgare rapido di idee da voler realizzare subito. Così è nata la mia “L’Arte è minzione”, una necessità fisiologica filtrata dai reni-inconscio dopo aver assorbito il buono e cattivo cibo della vita. Quindi l’espressione artistica come catarsi, un’aspirina metafisica per guarire l’inconscio.
Il mio modo di esprimermi spazia dalla scultura all’installazione alla poesia alla performance.

www.arteminzione.com


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